Pubblichiamo una lettera ricevuta da un cittadino forlivese
Caro Sig. Sindaco,
mentre si moltiplicano gli studi che dimostrano ed esaltano il valore della lentezza, per la salute e l’equilibrio psichico dell’individuo (l’ultimo è quello dell’inglese Tom Hodgkinson), noi continuiamo a correre come forsennati. Ci adattiamo a condizioni grottesche: ad esempio produciamo ed acquistiamo auto che vanno a 200 all’ora, poi mettiamo il limite massimo di velocità (che ovviamente non rispetteremo) a 130 in autostrada e assai di meno nelle strade statali e provinciali. Costruiamo line ferroviarie per l’alta velocità deturpando paesaggi stupendi, ma in realtà aspettiamo le ferie col desiderio di star fermi a contemplarli in silenzio. Insomma corriamo da mattina a sera e, pur riconoscendo che questa è follia – ed agognando una società più lenta – rimproveriamo i nostri bambini della loro naturale ed atavica lentezza nel fare la colazione o nel vestirsi, prima di andare a scuola alla mattina. Appena siamo poco più che adolescenti dobbiamo possedere un’auto o una moto per correre …. Verso dove? Forse verso la morte e qualche volta neppure in senso metaforico.
Caro Sindaco, al ballottaggio ti ho dato il voto (al primo turno avevo preferito darlo a Raffaella Pirini il cui programma, ben più del tuo, si avvicina a ciò che io intendo per “vita civica”). Ma ora pretendo da te la proposta di una città diversa, finalmente più lenta, più “naturale”, più sensibile alla dimensione dell’Essere – per usare un concetto di heideggeriana memoria – perché di tutto questo correre e fare mi sono proprio stufato.
Sì, caro Sindaco, esistono città dell’Essere e città del fare … Non ci avevi mai pensato? Le prime sono quelle in cui i valori dell’essenzialità, della parsimonia, della quiete civica, del silenzio, del verde, della solidarietà, della sobrietà, della modestia sono messi in primo piano; le seconde, invece, sono quelle in cui imperano i palazzinari, le connivenze tra questi e gli amministratori della Cosa Pubblica, che trasformano i prati in spianate di cemento per creare ipermercati trita-tutto (e in questo “-tutto” ci stanno anche le sorti di tanti piccoli commercianti, artigiani, delle tradizioni alimentari, di un modo diverso di confezionare i prodotti, delle nicchie di mercato ecc.), dove udire i grilli nelle sere d’estate è diventato impossibile, dove i bambini non hanno mai visto una lucciola, dove le piste ciclabili sono piene di buche, dove l’unico asfalto liscio è quello degli stradoni, quegli stradoni preclusi ovviamente alle biciclette, dove i ragazzotti mezzi ubriachi corrono ai 100 all’ora con la radio dell’auto a tutto volume e investono un povero cagnolino che lasciano agonizzante sul ciglio della strada. E’ capitato proprio a Forlì pochi giorni fa, quando un bulletto imbecille, con la solita BMW, dopo aver investito e spezzato la spina dorsale ad una povera cagnetta, non ha saputo dire altro all’anziana padrona che inveiva e piangeva: “su signora, in fondo era solo un cane”. Ma dico io: se in quel maledetto stradone ci fossero stati quattro dossi riduttori di velocità – quelli belli alti che ti spaccano la marmitta – quella povera donna sola avrebbe ancora la sua cagnetta a tenerle compagnia.
E allora, per cominciare, mi permetto di darti qualche consiglio:
• Girovagando per le periferie di Forlì mi sono preso la briga di annotare appunto i luoghi abitati in cui le auto sfrecciano a velocità pericolose ed illegittime, dove sarebbe necessario collocare almeno un dosso riduttore di velocità: ne ho calcolati, per difetto, circa 200: ci metterei quei dossi belli alti che costringono l’automobilista quasi a fermarsi. E’ una politica impopolare? Forse sono meglio gli autovelox che almeno nutrono le casse municipali? No, non sono d’accordo: il problema non deve essere “vai piano se nò ti punisco”, ma “andrai piano, che tu lo voglia o no”.
• Esistono in città dei parcheggi eccellenti e gratuiti ampiamente sottoutilizzati: ad esempio, il parcheggio sotterraneo la cui entrata è di fronte alla Via Palazzola, a fianco del supermercato LIDL, contiene centinaia di auto, è comodissimo per raggiungere il centro-città. Lo frequento tutti i giorni e non ho mai notato più di 20 vetture. Il fatto è che per la fretta (illusoria perché poi le file sono lunghissime per parcheggiare a ridosso di Piazza Saffi) vogliamo arrivare in auto fino a Piazza del Carmine e siamo disposti, mugugnando, a pagare un prezzo di sosta immorale, veramente da strozzini (quello stabilito dalla Cooperativa “sociale” che gestisce il parcheggio del Carmine). Molti cittadini, ti assicuro moltissimi, non sanno neppure che il citato parcheggio sotterraneo esista. Dovresti cominciare a creare una “cultura della lentezza” e ad incentivare la fruizione di spazi ad essa collegati.
• A proposito di spazi: ti consiglio di abbattere, sì – radere al suolo – l’ex-palazzo dell’ENEL, quello che fa angolo con Via Leone Cobelli, e al posto non farci assolutamente niente, anzi no, un bel prato inglese, con una fontanella, i giochi per i bambini ed uno spazio (da tener pulito) riservato alla sgambatura dei cani. Un bel prato inglese nel centro cittadino, dove potremo sdraiarci sull’erba a non fare niente, ad assaporare che si può “essere” anche senza “fare”. Non dirmi che darai invece una concessione edilizia per costruire altri appartamenti, uffici, blocchi di cemento, che si riempiranno di persone indaffarate e affannate: sarai corresponsabile dei loro attacchi di panico (sacrosanta punizione).
• Già che siamo in tema: sono sotto gli occhi di tutti in città centinaia e centinaia di appartamenti vuoti, sfitti o in vendita. Non dobbiamo costruire più neppure un pollaio! Basta, e ben vengano la fine del cemento e dell’asfalto! No, forse ho esagerato: qualcosa d’importante resta da fare nell’arredo urbano. Sono le piste ciclabili. E’ noto che la rete ciclabile italiana è la peggiore d’Europa. Anche quella della nostra città rispecchia la media nazionale: è scarsa, sconnessa, pericolosa.
• I quattro parcheggi in centro-città, per giunta gratuiti, assolutamente in grado di rispondere alle necessità cittadine, esistono già e sono:
1. il grande parcheggio sotterraneo di via Manzoni,
2. il grande parcheggio sotterraneo accanto al LIDL,
3. i due parcheggi di superficie in prossimità di Porta Schiavonia,
4. il parcheggio in prossimità di via Felice Orsini.
A questi aggiungerei e renderei gratuiti:
1. il parcheggio sotterraneo del San Domenico,
2. quello di superficie detto “Sacripanti”,
3. quello dietro al ex-ospedale Morgagni.
Bastano e avanzano!
Darei piuttosto incentivi per l’acquisto ed il noleggio di biciclette “popolari” (io ne ho una, con uno stupendo carrettino olandese al traino per il trasporto del cane e della spesa) e quando passo gli automobilisti frettolosi, impazienti, arroganti e volgari mi strombazzano e mi fanno gestacci.
Ma tu, caro Sindaco, da che parte stai?
Gianni Tadolini, cittadino in Forlì