
In occasione della giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti indetta per il 30 settembre 2009, le associazioni Movimento Impatto Zero, il Comitato “Lasciateci l’aria per respirare”di Cesena, Clan-Destino di Forlì e la Lista civica “DestinAzione Forlì”, vogliono ricordare ancora una volta come la scelta di utilizzare questi ultimi per lo smaltimento dei rifiuti sia una scelta scellerata e contro ogni logica di buon senso sia ambientale che economico. Scelta che a nostro parere inciderà sulla qualità dell’ambiente e quindi sulla salute di chi vi abita, ostacolando al contempo ogni ulteriore iniziativa volta a preservare le risorse e incentivare il riuso e riciclo delle materie prime. I rifiuti debbono essere considerati per quello che sono, cioè “materiali” post-consumo riciclabili e riusabili, una volta inceneriti si perdono preziose materie prime non rinnovabili e difficilmente recuperabili dalle ceneri e dai fumi prodotti. Solo un malinteso senso dello sviluppo economico può far ritenere che la problematica dei rifiuti debba essere risolta tramite l’incenerimento. In molti paesi tale pratica è in progressivo abbandono ed in ogni caso limitata alle sole frazioni non più recuperabili (Germania e Francia, un tempo noti paesi inceneritoristi, ora praticano una raccolta differenziata spinta su gran parte del loro territorio e promuovono politiche di recupero alla fonte).
Un inceneritore dal costo di svariate decine di milioni di euro offre lavoro a una dozzina di persone al massimo, la stessa spesa investita in centri avanzati di selezione e recupero dei materiali produce lavoro per centinaia di persone, come dimostrato da esperienze come il Centro di Vedelago (TV). Ad una frazione del costo di un moderno inceneritore un centro del riciclo evita comunque l’impiego di ulteriori discariche e ci consente di risparmiare tanta energia ed emettere meno gas serra nell’ambiente. Un inceneritore emette infatti enormi quantità di CO2 ed impiega fonti fossili per mantenere la sua temperatura di esercizio. Qualora venissero presi sul serio dai governi gli impegni per ridurre le emissioni di gas serra, semplicemente non potremmo più permetterceli, data l’esistenza di tante valide tecnologie alternative e meno impattanti (come il TMB trattamento meccanico biologico) parimenti idonee a risolvere il problema dei rifiuti producendo al contempo molti meno gas serra.
L’Italia, come al solito in ritardo su tutto (inclusa la nostra provincia) persevera nella promessa salvifica data dall’incenerimento (nuovo inceneritore da 120.000 t costruito a Forlì, piani di Hera per la costruzione di altri due nuovi inceneritori in regione). Abbiamo ben 8 impianti già in funzione in Emilia Romagna di cui 3 solo nella nostra zona (2 a Forlì e 1 a Rimini), lasciando a Cesena (al 5° posto in Italia come sforamento delle polveri sottili) l’appellativo di “posacenere della Romagna”. L’effetto delle correnti e dei venti porta infatti le loro emissioni a stazionare a lungo soprattutto nel catino geologico naturale racchiuso dalla bassa pianura padana. La via maestra è quella di ridurre i rifiuti globalmente e alla fonte, incentivare prodotti alla spina, compostabili, riusabili, poi praticare una raccolta differenziata porta a porta seria e puntuale (non quella del grande cassonetto, diseducativo e deresponsabilizzante) così come le nostre associazioni hanno chiesto sia a Forlì che a Cesena negli anni passati con petizioni firmate da tantissimi cittadini, tutte respinte dalle Amministrazioni Comunali. L’incenerimento invece riceve sussidi, senza i quali sarebbe antieconomico.
Chiediamo responsabilità nella gestione dei rifiuti, alle amministrazioni Comunali di Forlì e Cesena e ai relativi Sindaci nel muoversi speditamente verso la raccolta differenziata porta a porta, al cittadino nel rendersi in grado di ben separare i rifiuti prodotti. Arrivare al 90% della raccolta differenziata dei rifiuti non è utopia ma un obiettivo al quale tendere con coraggio. A Capannori la giunta ha deliberato l’obiettivo “rifiuti zero” entro il 2020 e sta già promuovendo, oltre al porta a porta attivo da anni, anche tante altre politiche virtuose per la riduzione dei rifiuti alla fonte. Al contrario, pensare di avere un inceneritore sul cammino dei rifiuti significa doverlo fare funzionare per oltre 20 anni, solo per ammortizzarne le altissime spese di gestione, creando costi non giustificabili per i cittadini e vanificando implicitamente la raccolta differenziata, dal momento che sono impianti che funzionano bene solo se alimentati da materiale nobile, carta e plastiche. I medici dell’ISDE (Medici per l’Ambiente) hanno già segnalato alle amministrazioni le pesanti responsabilità di questa scelta ha sull’impatto sanitario (la nostra provincia offre anche tristi primati per le statistiche sui tumori) e hanno definito l’incenerimento come una seria minaccia incombente nei confronti della salute dei cittadini. Una vera “spada di Damocle” sul nostro futuro.
I dati sull’incidenza in Italia del cancro nell’infanzia pubblicati dall’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM: I tumori infantili Rapporto 2008) parlano chiaro. I bambini non fumano, eppure si ammalano di tumori tipici dei fumatori con una crescita di oltre l’1% all’anno! Occorre attivare al più presto una politica di corretta gestione dei rifiuti, investendo in vere filiere del riciclo. A Forlimpopoli c’è già il porta a porta, la gente è soddisfatta, le tariffe non sono aumentate, ma non ci sono ancora centri di recupero e riciclo in grado di avvantaggiarsi della maggiore qualità del materiale raccolto. Vogliamo investimenti in questi settori, non più solo soldi per nuovi inceneritori.
Ass. Movimento Impatto Zero
Comitato “Lasciateci l’aria per respirare” di Cesena
Ass. Clan-Destino di Forlì
Lista Civica “DestinAzione Forlì”