• DestinAzione Forlì

  • COMUNICATO STAMPA – SIAMO TUTTI RESPONSABILI – Puntata di Report Rai 3 – 18 ottobre 2009

19th ottobre 2009

COMUNICATO STAMPA – SIAMO TUTTI RESPONSABILI – Puntata di Report Rai 3 – 18 ottobre 2009

img_report_ott09SIAMO TUTTI RESPONSABILI
(Ora lo sappiamo. Siamo consapevoli e quindi non possiamo più dire che non siamo responsabili.)

La puntata della trasmissione Report, andata in onda domenica 18 ottobre, ha dato risalto nazionale ad una vicenda che aveva già trovato spazio sulle cronache locali nel 2007. Si tratta delle collusioni fra imprenditori italiani e contoterzisti cinesi nel settore del mobile imbottito – divani e poltrone.

Dalle indagini della Procura della Repubblica di Forlì e dall’inchiesta giornalistica di Sabrina Giannini emergono i tratti di un sistema malato e spesso al di fuori o al limite della legalità. In esso le ditte committenti italiane, per poter praticare bassi prezzi, si rivolgono direttamente a terzisti cinesi o a imprese artigiane italiane che poi, a loro volta, subappaltano a manodopera cinese per poter produrre il mobile ai prezzi richiesti dai committenti. Tale sistema è ormai diventato così radicato e vorace da mettere in concorrenza fra loro le stesse ditte cinesi e la loro manodopera, in una folle corsa dove il limite della dignità e del rispetto dell’uomo si allontanano sempre più.

Appare evidente, infatti, che certi ribassi nei prezzi dei mobili, in alcuni casi inferiori a quelli di dieci anni prima per prodotti analoghi, non possono essere ottenuti se non con lo sfruttamento della manodopera che li produce in termini di diritti, di orario e di sicurezza. In questa situazione, come in moltissime altre del sistema produttivo, è dunque indispensabile mantenere una visione d’insieme, di sistema, che vada ad abbracciare tutta la filiera e tutto il percorso produttivo.

Dai grandi marchi ai committenti, dalle imprese artigiane alla manodopera finale, tutti, in un sistema così strutturato, corrono verso una riduzione continua dei costi. Non importa se alla fine questo favorisce il lavoro nero, turni lavorativi più lunghi di quelli consentiti dalla legge e lavoratori abbondantemente sottopagati. L’importante è garantire prezzi bassi, senza che questo intacchi il margine di profitto, a noi e a chi ci precede nella filiera produttiva. In modo tale che siano sempre garantite la concorrenzialità e la posizione di mercato. Anche le responsabilità e le colpe, essendo questo un percorso che cammina su più livelli, tenderanno a venire di frequente scaricate ad un livello precedente o comunque altro rispetto ad un’assunzione di responsabilità propria.

Anche nel servizio realizzato da Report è stato possibile vederlo. Dall’imprenditore e commitente italiano Franco Tartagni che commenta “ci hanno, come dire chiesto, di farlo se volevamo mantenere il lavoro a Forlì” e, sull’ipotesi di slealtà della concorrenza cinese, aggiunge “per come l’abbiamo gestita noi è leale perchè abbiamo dato a tutti gli stessi prezzi”. All’ex direttore di CNA Tiziano Alessandrini che, sollecitato dalla giornalista su come potesse CNA non capire, gestendo la contabilità di alcune di queste imprese cinesi, che con 20 operai non si può fare il lavoro di 80, risponde “metta anche che lo sapesse, ma oltre che dirglielo, cosa possiamo fare?” e “bisognerebbe che lei chiedesse anche qualcosa anche alle forze dell’ordine”. Fino al Direttore Direzionale Provinciale del lavoro Forlì-Cesena Raffaella D’Atri, che replica “noi abbiamo bisogno di trovarli intenti al lavoro”, “io applico delle norme”, e riferisce delle sanzioni erogate per la sospensione dell’attività agli imprenditori che sono diminuite (invece che aumentare di pari passo con l’aumentare della gravità della situazione) grazie all’ultimo aggiornamento del decreto numero 81 del 2008, quello sulla sicurezza.

I vari “se non lo faccio io a queste condizioni lo faranno fare a qualcun altro che le accetta”, “è il mercato che lo chiede”,
“l’alternativa è chiudere”, sono tutte verità di fatto. Ma sono tali solo fino a quando c’è qualcuno che le accetta e che non si attiva per cambiarle. Ecco perché le indagini del PM Di Vizio e le denunce delle imprenditrici Manuela Amadori e Elena Ciocca hanno un valore enorme e servono da esempio per tutti. Un esempio per chi mira a cambiare questo sistema produttivo malato e cinico e a rendere ognuno responsabile degli effetti dei propri comportamenti all’interno della filiera.

Senza dimenticare, poi, che alla fine di questa filiera ci siamo noi, gli utilizzatori finali, coloro che acquistano il prodotto finito. Quando acquistiamo un prodotto ad una cifra talmente bassa da sapere che nessun lavoratore può averlo realizzato in maniera legale e senza essere stato sfruttato, stiamo anche noi facendo la nostra parte per il mantenimento e la prosecuzione del sistema.

Tendenzialmente tutti siamo contenti di pagare la somma più bassa possibile quando andiamo ad acquistare un prodotto e ci lamenteremmo se qualcuno ci togliesse questa opportunità. Però ora sappiamo che gli stessi meccanismi che permettono questi vantaggi portano anche alla svalutazione del lavoro e dei suoi prodotti e consentono lo sfruttamento, anche se in maniera diversa, dei lavoratori italiani e cinesi.

Dire che siamo tutti responsabili non significa che ognuno è colpevole in egual misura o, peggio ancora , che nessuno è colpevole. Significa che dobbiamo essere consapevoli che questo sistema è strettamente interconnesso, che ognuno, al suo interno, ha un proprio ruolo, sia che si tratti di lavoratori, di imprenditori, di associazioni, di sindacati o di partiti e che può recitarlo in maniera molto più libera e meno determinata di quello che siamo abitualmente portati a credere.

Raffaella Pirini

APPROFONDIMENTO Corriere .it

Il distretto del divano di Forlì
e l’assalto cinese: «Siamo un’altra Prato»
La magistratura apre un’inchiesta per «turbativa del commercio e dell’industria»Il distretto del divano di Forlì e l’assalto cinese: «Siamo un’altra Prato»

Il distretto del divano di Forlì e l’assalto cinese: «Siamo un’altra Prato»
La magistratura apre un’inchiesta per «turbativa del commercio e dell’industria»

  • Share/Bookmark
Questo articolo è stato postato in lunedì, ottobre 19th, 2009 del 16:47 ed è archiata sotto 7-NOTIZIE DAL MONDO, Comunicati Stampa, NEWS. È possibile seguire tutte le risposte di questo articolo attraverso RSS 2.0 feed. Puoi lasciare una risposta, oppure trackback dal tuo sito.

There are currently 4 responses to “COMUNICATO STAMPA – SIAMO TUTTI RESPONSABILI – Puntata di Report Rai 3 – 18 ottobre 2009”

Facci sapere quello che pensi. Esprimi la tua opinione e condividila con noi.

  1. 1 ottobre 22nd, 2009, ROBERTO46 ha detto:

    Sig. Oronti, grazie per la sua risposta.
    Purtroppo la realtà è molto spesso diversa da quello che immaginiamo e nonostante la buona volontà che
    ogni cittadino può mettere nel momento in cui diventa consumatore trova evidentemente degli ostacoli oggettivi che non permettono di fare sempre le scelte “responsabili” di cui parla.

    Mi riferisco ad ostacoli di tipo economico, infatti ognuno di noi deve fare i conti con la propria propensione agli acquisti vincolati dal proprio reddito, oltre che ad ostacoli di tipo culturale.

    Dal punto di vista economico quindi è difficile coniugare acquisti eticamente corretti quando non puoi disporre del reddito necessario, e guarda caso molto spesso i prezzi dei prodotti “equosolidali” sono molto più costosi delle merci che non danno
    garanzie di “Moralità Economica”.
    Quindi i casi sono due: o il consumatore non compra oppure adegua i suoi acquisti al suo reddito disponibile in barba alla teoria dell’Acquisto Responsabile…

    E’ chiaro che la soluzione di questo problema non può venire dal consumatore, ma deve essere una risposta sistemica, governata da scelte di gestione della cosa pubblica e quindi anche di politica economica
    ben precise che devono tener conto dei fattori di sviluppo complessivi del sistema stesso.

    Sono d’accordo con lei sul fatto che gli ostacoli culturali generati da comportamenti ed abitudini quotidiane devono essere modificati dal singolo, ma anche qui interviene il fattore culturale generale, di istruzione e di esperienze personali vissute oltre che al carattere personale di ogni individuo.

    Se da un lato certi comportamenti sono fissati da regole di convivenza, dall’altro lato
    le fondamenta del nostro modo di essere riconoscibili nella educazione ricevuta in famiglia oltre che alla istruzione scolastica ricevuta da bambini e da ragazzi e dal senso civico…

    In ogni caso direttamente o indirettamente, a mio avviso, i comportamenti dei singoli sono “governati” dallo Stato nel senso più ampio del termine e quindi ad esempio possiamo sforzarci quanto si vuole nel chiedere al singolo di fare la raccolta differenziata dei rifiuti se non è organizzata ed efficiente, ma soprattutto se non produce benefici a chi la mette in pratica, cioè a noi stessi; spiegare che riciclare ha un costo maggiore quando ci sono grossi vincoli economici e non vi è un ritorno immediato al
    cittadino, è difficile poi ottenere risultati positivi.

    Mi si potrà obiettare che i benefici in questo caso specifico sono sotto forma di un ambiente
    meno inquinato e più sano… ma alla fine della fiera, converrà con me che i sacrifici ricadono
    sempre e solo su chi per motivi economici (guarda caso sono monotono e penso sempre ai soldi…)
    non ha scelte da fare perchè è costretto.

    Non è che per caso bisogna ripensare al modello di società dove al centro di tutto non ci
    sia l’economia ed il mercato?

  2. 2 ottobre 21st, 2009, Stefano Oronti ha detto:

    “Dire che siamo tutti responsabili non significa che ognuno è colpevole in egual misura o, peggio ancora , che nessuno è colpevole. Significa che dobbiamo essere consapevoli che questo sistema è strettamente interconnesso, che ognuno, al suo interno, ha un proprio ruolo, sia che si tratti di lavoratori, di imprenditori, di associazioni, di sindacati o di partiti e che può recitarlo in maniera molto più libera e meno determinata di quello che siamo abitualmente portati a credere.”

    E’ ovvio chequando un divano costa 6.000 euro, un problema c’è.
    Sappiamo perfettamente che a determinare cifre sproporzionate, c’è la moda e il prestigio del brand, del marchio. Fattori totalmente immateriali e soggettivi. Anche qui noi possiamo essere i primi a fare molto, rifiutandoci di comprare un oggetto che chiaramente non vale quella cifra per le sue qualità e per le sue proprietà intrinseche, ma perchè è di moda.

    E se è vero che è amorale vendere una cosa ad un prezzo venti volte superiore a quanto lo si è pagato, ancora una volta noi possiamo rifiutarci di comprare certi prodotti e cercare altre strade per acquistarne di analoghi. Fra l’estremo del divano a 6 posti a 400 euro e l’estremo del divano a 2 posti a 6.000 euro, ci sono realtà intermedie, più sobrie, che non utilizzano nè manodopera schiava da una parte nè moltiplicatori infiniti del prezzo finale come la moda e il culto del brand dall’altra.

    Dire che siamo consapevoli e quindi responsabili non è un’accusa, ma uno sprone. Qui non c’è il moralizzatore che dall’alto dice come comportarsi ai pigri e agli amorali. Ma ci sono persone, cittadini, tutti sullo stesso piano che vogliono riprendersi la libertà e il potere di determinare il mondo in cui vivono.

    Oltre a criticare, giustamente, gli altri dobbiamo essere noi stessi i primi a metterci in gioco e a cambiare. Vuol dire che noi, insieme, dobbiamo essere i primi a cercare di modificare i nostri comportamenti. Anche perchè i nostri comportamenti hanno un peso non secondario in questo sistema produttivo. Il sistema può funzionare così solo finchè noi, direttamente o indirettamente lo sosteniamo.

  3. 3 ottobre 20th, 2009, ROBERTO46 ha detto:

    Non sono d’accordo con l’impostazione del titolo…
    secondo me esistono responsabiità penali e morali.
    le prime sono degli imprenditori che sfruttano le occasioni alla faccia della legge per aumentare i propri profitti.
    Poi sullo stesso piano abbiamo chi doveva fare i controlli di legge e non li ha fatti.

    Sullo sfondo poi abbiamo tutti coloro che avendo la possibilità di arginare il fenomeno illegale, per mille ragioni hanno ritenuto di dover voltare il capo dall’altra parte, facendo finta di non sapere nulla o peggio ponendo in essere iniziative senza giungere ad alcun risultato concreto, ma che hanno consetito loro di lavarsi la coscienza con buona pace della legge morale.

    No, Cons. Pirini le responsabilità ci sono e sono ben definite…
    una piccola riflessione sui consumatori… mi fa pensare questo suo modo non corretto di impostare il tema dei consumatori.
    Mi risulta che i prezzi dei prodotti praticati al pubblico non siano poi così convenienti, come è stato dimostrato dall’inchiesta televisiva, quindi in realtà la diminuzione del 50% del costo di manodopera per la produzione di un divano avvenuta negli ultimi 10 anni non è assolutamente andata in favore dei consumatori…

  4. 4 ottobre 20th, 2009, Giuseppe ha detto:

    Non mi trovo quando di dice: “Quando acquistiamo un prodotto ad una cifra talmente bassa da sapere che nessun lavoratore può averlo realizzato in maniera legale e senza essere stato sfruttato, stiamo anche noi facendo la nostra parte per il mantenimento e la prosecuzione del sistema.” Se si riesce a produrre (chiavizzando) un divano a 250€ e poi lo si vende al dettaglio a 4-6000€ allora qui non si tratta di sapere che a comprare un divano a meno di mille Euro si sta costringendo un imprenditore a lavorare al nero ma soprattutto che su quei 4-6000€ c’è un guadagno spropositato e amorale. Ci si dovrebbe vergognare a vendere a certe cifre e mi stupisce che non c’è nessuna critica in tal senso. Quindi mi piacerebbe sentire che qualcuno si indignasse per il fatto che un divano che si potrebbe vendere a poco va a costare l’equivalente di 4 mesi di lavoro di un operaio. A questi signori, queste catene super famose e di tendenza farei chiudere proprio l’attività..

Invia la risposta

Devi essere loggato per scrivere un COMMENTO sul POST.









youtube   facebook   twitter   fliker