SIAMO TUTTI RESPONSABILI
(Ora lo sappiamo. Siamo consapevoli e quindi non possiamo più dire che non siamo responsabili.)
La puntata della trasmissione Report, andata in onda domenica 18 ottobre, ha dato risalto nazionale ad una vicenda che aveva già trovato spazio sulle cronache locali nel 2007. Si tratta delle collusioni fra imprenditori italiani e contoterzisti cinesi nel settore del mobile imbottito – divani e poltrone.
Dalle indagini della Procura della Repubblica di Forlì e dall’inchiesta giornalistica di Sabrina Giannini emergono i tratti di un sistema malato e spesso al di fuori o al limite della legalità. In esso le ditte committenti italiane, per poter praticare bassi prezzi, si rivolgono direttamente a terzisti cinesi o a imprese artigiane italiane che poi, a loro volta, subappaltano a manodopera cinese per poter produrre il mobile ai prezzi richiesti dai committenti. Tale sistema è ormai diventato così radicato e vorace da mettere in concorrenza fra loro le stesse ditte cinesi e la loro manodopera, in una folle corsa dove il limite della dignità e del rispetto dell’uomo si allontanano sempre più.
Appare evidente, infatti, che certi ribassi nei prezzi dei mobili, in alcuni casi inferiori a quelli di dieci anni prima per prodotti analoghi, non possono essere ottenuti se non con lo sfruttamento della manodopera che li produce in termini di diritti, di orario e di sicurezza. In questa situazione, come in moltissime altre del sistema produttivo, è dunque indispensabile mantenere una visione d’insieme, di sistema, che vada ad abbracciare tutta la filiera e tutto il percorso produttivo.
Dai grandi marchi ai committenti, dalle imprese artigiane alla manodopera finale, tutti, in un sistema così strutturato, corrono verso una riduzione continua dei costi. Non importa se alla fine questo favorisce il lavoro nero, turni lavorativi più lunghi di quelli consentiti dalla legge e lavoratori abbondantemente sottopagati. L’importante è garantire prezzi bassi, senza che questo intacchi il margine di profitto, a noi e a chi ci precede nella filiera produttiva. In modo tale che siano sempre garantite la concorrenzialità e la posizione di mercato. Anche le responsabilità e le colpe, essendo questo un percorso che cammina su più livelli, tenderanno a venire di frequente scaricate ad un livello precedente o comunque altro rispetto ad un’assunzione di responsabilità propria.
Anche nel servizio realizzato da Report è stato possibile vederlo. Dall’imprenditore e commitente italiano Franco Tartagni che commenta “ci hanno, come dire chiesto, di farlo se volevamo mantenere il lavoro a Forlì” e, sull’ipotesi di slealtà della concorrenza cinese, aggiunge “per come l’abbiamo gestita noi è leale perchè abbiamo dato a tutti gli stessi prezzi”. All’ex direttore di CNA Tiziano Alessandrini che, sollecitato dalla giornalista su come potesse CNA non capire, gestendo la contabilità di alcune di queste imprese cinesi, che con 20 operai non si può fare il lavoro di 80, risponde “metta anche che lo sapesse, ma oltre che dirglielo, cosa possiamo fare?” e “bisognerebbe che lei chiedesse anche qualcosa anche alle forze dell’ordine”. Fino al Direttore Direzionale Provinciale del lavoro Forlì-Cesena Raffaella D’Atri, che replica “noi abbiamo bisogno di trovarli intenti al lavoro”, “io applico delle norme”, e riferisce delle sanzioni erogate per la sospensione dell’attività agli imprenditori che sono diminuite (invece che aumentare di pari passo con l’aumentare della gravità della situazione) grazie all’ultimo aggiornamento del decreto numero 81 del 2008, quello sulla sicurezza.
I vari “se non lo faccio io a queste condizioni lo faranno fare a qualcun altro che le accetta”, “è il mercato che lo chiede”,
“l’alternativa è chiudere”, sono tutte verità di fatto. Ma sono tali solo fino a quando c’è qualcuno che le accetta e che non si attiva per cambiarle. Ecco perché le indagini del PM Di Vizio e le denunce delle imprenditrici Manuela Amadori e Elena Ciocca hanno un valore enorme e servono da esempio per tutti. Un esempio per chi mira a cambiare questo sistema produttivo malato e cinico e a rendere ognuno responsabile degli effetti dei propri comportamenti all’interno della filiera.
Senza dimenticare, poi, che alla fine di questa filiera ci siamo noi, gli utilizzatori finali, coloro che acquistano il prodotto finito. Quando acquistiamo un prodotto ad una cifra talmente bassa da sapere che nessun lavoratore può averlo realizzato in maniera legale e senza essere stato sfruttato, stiamo anche noi facendo la nostra parte per il mantenimento e la prosecuzione del sistema.
Tendenzialmente tutti siamo contenti di pagare la somma più bassa possibile quando andiamo ad acquistare un prodotto e ci lamenteremmo se qualcuno ci togliesse questa opportunità. Però ora sappiamo che gli stessi meccanismi che permettono questi vantaggi portano anche alla svalutazione del lavoro e dei suoi prodotti e consentono lo sfruttamento, anche se in maniera diversa, dei lavoratori italiani e cinesi.
Dire che siamo tutti responsabili non significa che ognuno è colpevole in egual misura o, peggio ancora , che nessuno è colpevole. Significa che dobbiamo essere consapevoli che questo sistema è strettamente interconnesso, che ognuno, al suo interno, ha un proprio ruolo, sia che si tratti di lavoratori, di imprenditori, di associazioni, di sindacati o di partiti e che può recitarlo in maniera molto più libera e meno determinata di quello che siamo abitualmente portati a credere.
Raffaella Pirini
APPROFONDIMENTO Corriere .it
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