30 luglio 2010

I denari della Circoscrizione

Il denaro spendibile in opere pubbliche che viene affidato alle Circoscrizioni è suddiviso in capitoli di spesa, cioè categorie ben precise che indicano già una destinazione per quelle somme.
Se la Circoscrizione riceve una somma di 180mila euro che normalmente è stata finora dedicata alle aree verdi in quanto opere pubbliche strettamente legate al territorio e se ci viene detto che per usufruirne si è obbligati a presentare dei progetti, crediamo debba semplicemente decidere in quali progetti, legati alle aree verdi, spendere quel denaro.

Siamo ovviamente tutti d’accordo nel pensare che la sicurezza stradale abbia un’importanza fondamentale, però il Consigliere Siboni dovrebbe sapere che, per affrontare tali spese, ci sono categorie “dedicate” a questi interventi.

Facciamo un esempio: se dirottiamo alla manutenzione stradale il denaro destinato alle aree verdi,  allora per quale motivo finanziamo il Global Service strade?
Il discorso è di una semplicità estrema, tanto che siamo stupiti dalle accuse che leggiamo sui giornali, provenienti dal gruppo PD. Ci sono capitoli di spesa ingenti e appositi per manutenzione strade, creazione rotonde, pubblica illuminazione,  tutto ovviamente regolato da strumenti di pianificazione che vanno oltre le competenze della Circoscrizione.

Ci sono capitoli dedicati all’adeguamento normativo di certe strutture, dunque perché dobbiamo consumare denaro sfruttabile per altre opere di pubblica utilità?

Non capiamo perché il gruppo PD in Circoscrizione voglia sostenere il contrario. Ci si chiede semmai se sono in grado di leggere i bilanci e perché non ascoltano le spiegazioni degli uffici tecnici che ci vengono fornite da settembre dell’anno scorso. Inoltre perché  sopprimere  la possibilità di dedicare risorse alla salvaguardia e alla tutela del verde, quale patrimonio pubblico?

In circoscrizione 1 si è semplicemente cercato di sfruttare tutti fondi a disposizione, opportunità per migliorare il territorio senza sprecare denaro pubblico.

Patrizia Cimatti
Consigliere Circoscrizione 1
Destinazione Forlì

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30 luglio 2010

aspettando il verdetto- Intervento su SAPRO in consiglio com. del 26 luglio

Per quanto riguarda SAPRO io scelsi di uscire dall’aula al momento della votazione perché comunque i due scenari che si prospettavano non erano soddisfacenti per nulla per quanto riguardava le nostre idee di gestione del territorio.
Sia che si fosse andati verso il fallimento sia verso il salvataggio della società ci sarebbero stati grossi problemi per il territorio ed era giusto che questa società che non ha fatto altro che malversare e portare dei danni al territorio venisse chiusa.
Allo stesso tempo chiudendola così, senza prendere altri provvedimenti, si poteva pensare che nella gestione dei terreni in seguito al fallimento ci sarebbe stato un problema grave di svendita dei nostri territori e quindi per noi sarebbe stato fondamentale un’indicazione ben precisa sull’indirizzo che si sarebbe voluto dare a SAPRO e,  in caso di scioglimento della società, una valutazione attenta delle possibili azioni che il Comune poteva effettuare sulle destinazioni d’uso dei terreni.
Era quello che avevo chiesto nell’intervento in consiglio comunale prima della votazione della delibera.

Chiedevo una commissione, che avrebbe potuto essere anche la commissione bilancio attuale, che avesse facoltà di intervenire su SAPRO per quanto riguarda gli indirizzi e non solo nel visionare il già fatto.
A parte l’accertamento di chi ha avuto le colpe fra gli amministratori della società, non ci si può tirare indietro sulle colpe politiche.
Sono comunque i politici che devono dare gli indirizzi per la gestione del territorio, non possono essere degli imprenditori che decidono quali terreni acquistare e decidere quali terreni potrebbero diventare industriali o commerciali.

Quindi le due proposte che erano allora sul piatto non erano per niente tranquillizzanti pur comprendendo le difficoltà dell’amministrazione  di riuscire a fare il miglior atto possibile.

Adesso abbiamo sentito dalle parole del Sindaco quello che si propone di fare: se non intervengono fattori nuovi, cioè un’assunzione di responsabilità da parte delle banche che decidano di accollarsi buona parte del debito, mentre i Soci rimarrebbero con l’impegno dei 3,4 milioni di euro già previsti nell’ultima delibera, non si potrà far altro che aprire la procedura fallimentare.

Ribadisco che sarebbe opportuno un coinvolgimento del consiglio comunale in questo frangente proprio per la particolarità del caso. Spero che il Sindaco possa capire il perché di questa richiesta e prenderne atto e partire spediti una volta che sia deciso cosa fare della situazione attuale, compreso il caso della decisione di andare al fallimento.
Proprio anche in questo caso la gestione del territorio dovrà essere ben attenta perché in tutti quei terreni c’erano sì aree già previste come commerciali, ma anche aree soltanto in previsione di diventarlo e quindi la vigilanza del consiglio comunale, quantomeno dei gruppi che vogliono preservare il territorio, deve essere consentita, a mio avviso, e addirittura promossa.

Raffaella Pirini
Consigliere Comunale

Lista Civica DestinAzione Forlì

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28 luglio 2010

Forlì, Pirini (DestinAzione): “Aeroporto, per Muzzarelli è come giocare a playmobil”

FORLI’ – Ci permettiamo di intervenire nella querelle che ha coinvolto l’aeroporto di Forlì perché la situazione è paradossale. L’assessore Muzzarelli dice: “Semplificare le cose complesse e’ fare brutta politica, noi abbiamo il dovere di fare cose serie che hanno delle gambe. Dobbiamo ragionare cercando di anticipare i tempi e non ripetere gli stessi errori del passato”. Noi ci chiediamo, se pensa che razionalizzare un sistema aeroportuale sia come giocare con Playmobil e se sa che finora l’errore fatto è stato proprio quello di continuare ad investire in un aeroporto morto e sepolto.
Fonte:
http://www.romagnaoggi.it/forli/2010/7/27/167781/

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27 luglio 2010

Il Ridolfi, la Cina e il cargo

Ci permettiamo di intervenire nella querelle che ha coinvolto l’aeroporto di Forlì perché la situazione è paradossale. L’assessore Muzzarelli dice:“semplificare le cose complesse e’ fare brutta politica, noi abbiamo il dovere di fare cose serie che hanno delle gambe. Dobbiamo ragionare cercando di anticipare i tempi e non ripetere gli stessi errori del passato”,.

Noi ci chiediamo, se pensa che razionalizzare un sistema aeroportuale sia come giocare con Playmobil e se sa che finora l’errore fatto è stato proprio quello di continuare ad investire in un aeroporto morto e sepolto.

L’assurdità della proposta, denota una mancanza assoluta di conoscenza del territorio e di valutazione serena dello stato attuale dell’economia, visto che Forlì non è uno snodo di vie di comunicazione e che per la tipologia di aeroporto e  per la sua ubicazione, in centro città, non ha nessuna prospettiva.

L’Assessore non conosce neanche i dati forniti dalla Seaf stessa sul trasporto merci e passeggeri. Ci permettiamo di ricordargliene alcuni

Nel 2004 furono movimentati dal Ridolfi 558.190 passeggeri e 1.533 tonnellate di merce, nel 2006 solo 618 tonnellate, nel 2007 addirittura 47 e nel 2009, mentre i passeggeri sono stati 523.944, la merce solo 1 tonnellata. Una tonnellata. Sicuramente una grossa vocazione al cargo.
A meno che… a meno che, l’assessore non stia cercando di affossare definitivamente l’economia del nostro territorio, in totale spregio proprio alla situazione di Forlì.

Come idea di buona politica l’assessore prevede quella di fare un cargo con collegamenti diretti con Shangai. Una domanda: chi ci guadagnerebbe veramente da tutto ciò?

Viene veramente lo sconforto a sentire questi discorsi e meno male che il segretario del PD Di Maio mette un freno a queste affermazioni che giustamente definisce “boutade”, così come il Sindaco Balzani che si è affrettato a sentire l’assessore regionale ai trasporti Peri e che ci ha garantito in Consiglio Comunale che le posizioni di Muzzarelli non sono supportate dalla giunta.

Ricordiamo però che la privatizzazione reale dell’aeroporto, senza partecipazione del pubblico, se non nella fase di controllo, non è quello che si sta perseguendo.

Prima di dire che il pubblico non si assumerà altri oneri, vorremo vedere i patti parasociali che legano il 40% pubblico al 60% privato, affinché si chiarisca che non succederà come nel modello TAV in cui il 40% pubblico si assume tutti gli oneri, mentre al 60% privato non ne spetta neanche uno.

Molto più saggiamente si comporta il consigliere regionale del MoVimento 5 stelle Andrea Defranceschi ad insistere chiedendo la chiusura dell’aeroporto Ridolfi che rappresenta solo un continuo buco per le casse del Comune di Forlì, principalmente, e di quelle della Regione, nonché la riconversione dell’area ad attività che abbiano ricadute reali sul benessere e sull’economia del territorio.
Raffaella PIrini
Consigliere Comunale

Lista Civica DestinAzione Forlì

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20 luglio 2010

COMUNICATO STAMPA: Nei “comitati contro” ora ci stanno gli altri

Quando si parla di Hera, il PDL è abituato a strillare: dichiarazioni di fuoco contro la rossa creatura che pensa solo ad arricchire i propri soci.
Basti pensare alle ultime elezioni regionali, con la provincia di Forlì tappezzata ovunque di manifesti con la scritta “meglio se non c’Hera”. Il dubbio è: lo fanno perché ci credono o per sfruttare la situazione?

Fino ad ora non si è mai presentata l’occasione per portare avanti con i fatti quanto si era abituati a dire.

Ora invece, e speriamo che sia veramente così, Forlì si ritrova con un Sindaco che sa distinguere il ruolo di amministratore (il suo) da quello del gestore dei servizi (Hera).

L’amministratore decide, il gestore esegue. Più facile a dirsi che a farsi, ma in tanti nemmeno ci provano.
Pochi altri primi cittadini si comportano in questa maniera: Zoffoli a Forlimpopoli, soprattutto Zaccarelli a Bertinoro; eccezioni alla regola secondo cui sarebbe vero il contrario, cioè i potenti comandano e il Comuni obbediscono.
I nostri ex sindaci Masini & Rusticali, tanto per fare un esempio, forse soffrono di problemi alle ginocchia per tutte le volte in cui probabilmente si sono dovuti, o voluti, genuflettere.

Il sistema di raccolta dei rifiuti Porta a Porta, con un inceneritore costato miliardi e non ancora ammortizzato, è un bel dispetto per Hera: se questo sistema continuasse ad espandersi, il loro costosissimo impianto si rivelerà per quello che è in realtà: un mero affare economico fatto con i nostri soldi e la complicità dei politici.

E’ una bella soddisfazione vedere l’ing. Talamonti che parla bene del Porta a Porta, immaginando il rospo che lui, Hera e una buona fetta del PD stanno inghiottendo.
Questa situazione “nuova” serve anche a smascherare coloro che fingevano di combattere le pessime strategie di Hera, distinguendoli dagli altri.

Il primo a farsi notare è stato Alessandro Spada (PDL) che probabilmente vuole diventare paladino dei contrari, sfruttando le solite scuse banali: il pesce puzza, il pannolino sporca, nel monolocale al quinto piano c’è poco spazio. Problemi tutti risolvibili ma, in questa prima fase, molto sentiti.

Facile pensare che, nella fase di rodaggio del sistema di raccolta Porta a Porta, molti saranno li, pronti a fare sciacallaggio. Ma questo sistema di raccolta è migliore di quello a cassonetto e tutti lo capiremo presto. Naturalmente occorrerà vigilare, giorno e notte, su ciò che accadrà e noi ci saremo. Da anni stiamo lottando per questo, non abbiamo certo intenzione di fermarci ora.

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15 luglio 2010

SAPRO E’ FALLITA COME LA SUA POLITICA

Sapro fallirà, ora non ci sono più dubbi.

I flebili tentativi dei soci di ripianare i debiti contratti dagli amministratori componenti il CDA (nominati da loro stessi) che gestivano patrimoni pubblici con estrema leggerezza e negligenza, sono stati respinti dal PM Filippo Santangelo che ha rigettato il piano di salvataggio, ritenendo probabilmente che non esistano soluzioni diverse dal fallimento. Con questa decisione del tribunale di Forlì si chiude il maldestro tentativo delle amministrazioni locali di salvare la partecipata che versa in disastrosa situazione finanziaria.

Il piano di salvataggio proposto dalla Sinloc non era stato sottoscritto nemmeno dai soci di Sapro, ma sia alla Lista Civica DestinAzione Forlì che alla Lista Civica 5 Stelle beppegrillo.it di Cesena non era nemmeno piaciuto il tentativo di salvare la partecipata.

Lo scorso maggio, con un’azione congiunta, abbiamo deciso di non votare le proposte di salvataggio approdate ai consigli Comunali e ci siamo allontanate durante le operazioni di voto.

Questo perché le due soluzioni che si prefiguravano, cioè il tentativo di salvare la partecipata cercando di rientrare dei debiti vendendo tutti i terreni acquistati e, al contrario, il farla fallire senza prendere provvedimenti che contrastassero la svendita del territorio conseguente alla procedura fallimentare, non rispondevano a quanto richiesto dalle consigliere stesse.

Le richieste erano di punire i responsabili di questa gestione, di riconoscere che i soci avevano quantomeno fallito nel loro ruolo di controllori lasciando che venissero decise compravendite di terreni senza una regola, senza un minimo di buon senso, andando a speculare su aree nuove quando ancora quelle già edificate continuano a rimanere sfitte.

Il dubbio, lecito, potrebbe poi sorgere sul fatto che addirittura queste procedure fossero state favorite dai soci stessi, perché non ci si spiega, da comuni cittadini, come potessero decidere dell’impiego del territorio comunale dei meri imprenditori e non gli amministratori pubblici
stessi.

La domanda semplice a cui vorremmo fosse data risposta è: chi decideva quali acquisti fare? Gli amministratori o i soci?

Ora che ne sarà dei tanti patrimoni immobiliari ipotecati dalle banche? Non è difficile immaginare che finiranno sul mercato offerti a prezzi stracciati e che cadranno in mano ai soliti speculatori.

Leggiamo infatti che il patrimonio è stimato, secondo una recente perizia, in circa 120 milioni di euro, in gran parte costituito da aree industriali urbanizzate ed urbanizzabili, in maggioranza invendute.

E’ necessario vedere quali sono le aree già urbanizzate e quali no e pensare eventualmente, se necessario, di rivedere il PRG o di ricorrere ad opzioni sui terreni, per evitare di cementificare il
nostro territorio in maniera non solo inutile, ma anche inopportuna dal punto di vista economico oltre che da quello ambientale.

Mentre ci pare ottima la dichiarazione del Sindaco di Forlì Roberto Balzani che nel consiglio comunale di lunedì 12 luglio ha dichiarato che “rivalersi sugli amministratori è un atto dovuto”, siamo un po’ stupite dal silenzio calato dentro al palazzo Comunale di Cesena dove il sindaco Paolo Lucchi si è riservato di “esprimere opinioni in merito solo a seguito di un’attenta valutazione della situazione unitamente al C.d.A. di S.A.PRO. S.p.A.”.

Durante i nostri interventi nei rispettivi Consigli Comunali a maggio abbiamo detto che, chi sarà riconosciuto colpevole dello sperpero compiuto, deve pagare.
Per questo motivo attendiamo le prossime mosse delle amministrazioni e del tribunale.

Natascia Guiduzzi
Consigliere Comunale
Lista Civica Cesena 5 Stelle beppegrillo.it

Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
Lista Civica DestinAzione Forlì

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14 luglio 2010

IL MOBILE IMBOTTITO ALLA RIBALTA IN REGIONE

Il mobile imbottito continua a imperversare sugli organi di informazione.

Chissà che anche i nostri politici e le associazioni di categoria non se ne accorgano.
Martedì 13 luglio sono balzate agli onori della cronaca due notizie. Una riguarda due arresti nel settore della pelletteria in due aziende cinesi a Cesena. Come si può vedere il fenomeno coinvolge, come più volte detto, tutto il territorio romagnolo e italiano. Si veda a questo proposito l’operazione della Guardia di Finanza di Firenze che ha svelato un giro di riciclaggio di denaro proveniente da lavoro nero di aziende cinesei con tentacoli anche nel forlivese.

Potremmo supporre che questa notizia desti stupore in quanti, confindustria in testa, continuano ad affermare che il problema della mafia cinese non esiste e che la crisi che investe i settori del mobile imbottito, della pelletteria e del manifatturiero è solo dovuto alla situazione globale.
Motivazioni semplicistiche ed infondate, che vengono definitivamente smentite da un’altra notizia, dal TG regionale dell’Emilia Romagna, dove si afferma che da un’analisi del primo trimestre del 2010 l’export è aumentato in tutti i settori produttivi e specificatamente per il mobile imbottito a Forlì c’è stato un incremento delle esportazioni del 15,8%. Un risultato strepitoso. I nostri politici, Confindustria e CNA ripenseranno a quanto affermato durante la commissione conoscitiva sul mobile imbottito che si è tenuta pochi giorni fa a Forlì?
Dopo queste informazioni se la sentirebbero di dire ancora che le aziende italiane chiudono perché non c’è lavoro e il settore è in crisi? Se gli onesti chiudono, chi sta lavorando per conto dei marchi italiani che esportano sempre più?

Chi continua a dire che due più due fa tre potrebbe essere clamorosamente inadeguato al proprio ruolo oppure essere consenziente. Non sappiamo quale ipotesi sia la peggiore.

Raffaella PIrini
Consigliere Comunale
Lista Civica DestinAzione Forlì

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13 luglio 2010

Sapro verso il fallimento: il tribunale respinge il piano di rientro

Una nuova tegola cade su Sapro, la società per l’insediamento industriale della provincia di Forlì-Cesena. Il salvataggio della società pubblica dal baratro del fallimento, infatti, si fa più lontano. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Forlì Roberto Balzani in apertura del Consiglio comunale… LEGGI TUTTO L’ARTICOLO

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8 luglio 2010

RASSEGNA STAMPA – Fonte Romagnaoggi.it – “Forlì, mobile imbottito. Movimento 5 stelle porta il caso in Regione”

Il caso dei “divani cinesi” arriva sui banchi dell’Assemblea legislativa. Andrea Defranceschi, del Movimento 5 stelle, ha infatti presentato un’interrogazione a risposta immediata, da discutere in aula, “in merito alla difficile situazione attraversata dal distretto di produzione dei mobili imbottiti, in particolare per conto terzi, che si trova nel territorio della provincia di Forli’-Cesena”. Dal 2001, segnala il consigliere, 61 aziende storiche hanno cessato la produzione.

Nel frattempo molte aziende riferibili ad imprenditori asiatici hanno avviato le medesime attivita’ esercitando una forte concorrenza nel settore dove, fin dal 2007, si riscontrano segnalazioni denunce e inchieste dalla quali risulterebbe che “questi imprenditori confezionano i prodotti senza una scrupolosa osservanza delle normative igienico sanitarie, di tutela giuridica dei lavoratori, della sicurezza nei luoghi di lavoro e di quelle fiscali”.

Considerato che “da notizie di stampa in zona si sta radicando la mafia cinese con connessioni con fiduciarie di S.Marino e con ‘filiali’ di Sesto Fiorentino” e che dal 2007 “nessuna azione concreta ha creato risultati apprezzabili”, Defranceschi chiede alla Giunta regionale di istituire un tavolo di lavoro che veda coinvolte Prefettura, Ausl, Associazioni di categoria, Direzione provinciale del lavoro, Comuni, enti e istituzioni locali.

L’obiettivo del tavolo, precisa il grillino, e’ di individuare “soluzioni rapide ed efficaci a tutela delle condizioni di vita e dei diritti dei lavoratori, della sicurezza, della libera concorrenza, del Made in Italy e, in particolare, delle produzioni della nostra Regione”. (Dire)

Fonte:

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6 luglio 2010

COMUNICATO STAMPA – “La Regione butta soldi nel Ridolfi‏”

E’ notizia del 4 di giugno che la Regione ha deciso di stanziare tre milioni di euro per il Ridolfi e dovrà essere investita solo in infrastrutture aeroportuali.

Ci chiediamo quali siano queste infrastrutture aeroportuali.
Se si tratta del cargo viene proprio da dire che la Regione ha fatto un’abile mossa per buttare via i nostri soldi.

Dare tre milioni per impiantare un’attività che non avrà nessuno sbocco in quanto Forlì non è di sicuro una città che abbia una dimensione di centro di smistamento (non si capisce di che cosa e verso cosa) e per ottenere così di gettare ulteriormente nel fallimento l’aeroporto di Forlì e le finanze del Comune e di fare concorrenza, anche se di infimo livello, all’area cargo del proprio aeroporto bolognese, non pare un comportamento da buon padre di famiglia: in un colpo solo creiamo danni economici a due strutture.

Il Presidente della SEAF Franco Rusticali attende poi il sì dell’ENAC alla gestione trentennale che, secondo il suo parere, aprirebbe nuovi importanti interessi economici locali che farebbero accorrere i privati nella gestione dell’aeroporto.

L’ENAC intanto ha già pensato di stralciare dal piano l’area commerciale che avrebbe dovuto rappresentare un’invitante possibilità di guadagno per i privati, in quanto troppo rischiosa per il Comune. A questo punto rimane un mistero cosa dovrebbe far gola ai privati dell’aeroporto di Forlì.

Altra cosa di non poca rilevanza è sapere, prima di avventurarsi in un contratto che prevede la privatizzazione del 60% dell’aeroporto, quali siano gli oneri spettanti alle due parti in causa, cioè al privato e al pubblico. Questo perchè non si vorrebbe mai che ci si trovasse nelle condizioni del sistema TAV in cui il 40% di pubblico deve sobbarcarsi tutti gli oneri, mentre al 60% privato non ne spetta uno.

Una riflessione: se Errani e Rusticali credono così tanto nel Ridolfi, che investano il loro denaro e non il nostro.

Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
Lista civica DestinAzione Forlì

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6 luglio 2010

COMUNICATO STAMPA – “Le soluzioni della Provincia per il mobile imbottito: il solito ritornello‏”

La Provincia di Forlì Cesena, nella persona del Vice Presidente Guglielmo Russo con delega al Welfare e allo Sviluppo Economico, ha indicato la sua strategia per la soluzione del problema del mobile imbottito.
Ignorando completamente le inchieste della magistratura di Forlì e le operazioni della Guardia di Finanza di Firenze che riguardano direttamente anche la nostra città, in quanto sede di una filiale della fiduciaria di San Marino che serviva per reinvestire i proventi del lavoro nero gestito della mafia cinese, il Vice Presidente fa affermazioni che risultano perfino grottesche.

Quando si dice convinto che per quanto riguarda l’invasione asiatica dei divani, se ci poniamo in una logica di contenimento dei costi vincono i cinesi, sembra che voglia affermare che i cinesi sono in grado di praticare prezzi più competitivi così, in quanto meglio organizzati, come se non fosse a conoscenza del fatto che i laboratori “furbi” possono essere competitivi solo perché lavorano in condizioni non lecite, sfruttando i propri lavoratori tenuti in condizioni disumane.

Dice che non dobbiamo competere sui costi (per forza, per poterlo fare dovremmo commettere gli stessi illeciti), ma dobbiamo aggredire il mercato con prodotti di qualità, investendo in innovazione, così vinciamo noi.
Ci chiediamo se il Vice Presidente si rende conto del fatto che c’è chi investe in tecnologia e innovazione da anni, ma viene inginocchiato dal fatto che comunque chi commissiona i lavori richiede prodotti a prezzi impraticabili, al ribasso, raggiungibili solo alle condizioni praticate dai laboratori cinesi e che la crisi c’entra poco e niente visto che comunque vengono costantemente messi sul mercato quantitativi ingenti di divani al giorno.

Chiediamoci poi perché il numero di aziende italiane impiegate nel mobile imbottito che chiudono è in ascesa, mentre quello complessivo delle cinesi che chiudono non è assolutamente in aumento.

Intanto che le politiche del lavoro propongono solo queste soluzioni, che più che soluzioni sono ritornelli ormai inascoltabili, pare più che ovvio che la situazione del mobile imbottito, come del resto quella del tessile e delle calzature nel nostro territorio, sarà destinata ad un epilogo infausto.

Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
Lista Civica DestinAzione Forlì

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2 luglio 2010

Il Sole 24Ore, Prato e Forlì

L’argomento laboratori “furbi” ormai è continuamente presente sulle pagine dei quotidiani.
In un interessante studio uscito mercoledì 30 giugno 2010 a pagina 7 del Sole24Ore si mettono a confronto i redditi del 2008 dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese con quelli del 2007.
A fronte di un calo generalizzato medio dell’1% si evidenzia che la provincia con il calo maggiore è Prato con un -8,5% a causa della crisi del tessile.
Prato ci ricorda qualcosa che ha a che fare con i nostri laboratori “furbi” e viene immediatamente da fare una considerazione diretta: il calo sensibilmente maggiore dei redditi a Prato, non sarà per caso causato non solo dalla crisi generalizzata,  ma anche dalla chiusura di molte piccole aziende che hanno subito la concorrenza sleale dei laboratori cinesi?

Dopo le notizie che continuano a rincorrersi in questi giorni, forse sarebbe il caso di far notare a quanti fra esponenti del PD, di Confindustria e di CNA ancora pensano che la situazione forlivese sia sotto controllo perché il problema di fatto non esiste, se non marginalmente e legato solo alla crisi globale (che però stranamente si manifesta proprio nei distretti dove lo sfruttamento di lavoratori cinesi è più radicato) o all’incapacità dei singoli terzisti di entrare sul mercato (come se i terzisti fossero obbligati ad entrare direttamente sul mercato, in sintesi  come se volessimo far entrare sul mercato dell’automobile fra Ferrari e Alfa chi assembla parti del motore)  che se a Forlì non si corre ai ripari, il rischio è quello di fare la stessa fine di Prato.

Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
Lista Civica DestinAzione Forlì

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2 luglio 2010

Il Porta a Porta fra maggioranza e opposizione

Il 6 luglio alle 16:00 avremo modo di apprendere con maggior chiarezza come sarà organizzato il servizio di raccolta Porta a Porta dei rifiuti a Forlì.

Noi come Lista Civica siamo profondamente convinti della scelta del Porta a Porta perché non c’è nulla di più importante che tutelare la salute dei cittadini; quando lo si può fare creando posti di lavoro e possibilità di nuove imprese, ci sembra di assoluto buon senso.
Si citano spesso i Comuni dove ci sono stati problemi e dove il Sindaco non è stato rieletto a causa del Porta a Porta; perchè non citiamo i tanti dove è avvenuto invece l’esatto contrario?

Bisogna tener presente alcune esigenze particolari, bisogna che ci sia un dialogo fra amminstrazione, gestore effettivo e cittadini e così si possono raggiungere ottimi risultati.
Non dimentichiamo il consenso al Porta a Porta di Forlimpopoli di oltre il 90% della popolazione al termine della fase di sperimentazione.
Per quanto riguarda questi primi accenni di programma, si dice di voler iniziare al Ronco e di completare entro due anni l’estensione a tutta la città.

Per noi queste tempistiche sono troppo dilatate, in realtà è necessario un minor tempo per la messa a regime del sistema, ma, ovviamente, avendo a che fare con Hera, non possiamo aspettarci niente di meglio.

Se il Porta a Porta partisse più in fretta, al massimo entro un anno dall’inizio, Hera vedrebbe sfumare molto denaro perché avrebbe una diminuzione sensibile del combustibile con il quale far andare l’inceneritore.

Con questa considerazione viene da riallacciarsi ai commenti dell’opposizione che, ricordiamo, in campagna elettorale era d’accordo con la gestione Porta a Porta dei rifiuti e che ora chiede cautela e di non avere fretta.

La domanda sorge spontanea: visto che l’opposizione si è sempre dichiarata a parole contraria ad Hera, perché quando può dimostrare con i fatti di osteggiarla seriamente si tira indietro?
Can che abbaia non morde, evidentemente.

Si adducono problemi di aumento dei costi per i cittadini. Se la gestione viene effettuata correttamente questo rischio non esiste e chi ne parla racconta frottole.
Il rischio di “pagare di più”, o quantomeno di pensare di farlo, c’è solo da noi perché a gestire la raccolta è Hera; basti pensare a quanto successo a Forlimpopoli, dove nonostante l’aumento della tariffa fosse comune a tutta la provincia, dissero che la colpa era del Porta a Porta.

Il costo della raccolta è superiore perché necessita di più lavoratori, ma il valore economico della grande quantità di materiale recuperato e vendibile ai consorzi di riciclo come Vedelago controbilancia il costo iniziale e rende questo sistema addirittura più economico.

Come giustamente dice l’Assessore Bellini il Porta a Porta è lo strumento per ridurre i rifiuti ed aumentare il loro recupero.
Attualmente la differenziata reale non è lontana dal 20%, il resto sono espedienti per aumentare artificialmente la percentuale e rientrare così nei parametri di legge, vedi il “multimateriale” che Hera conteggia come differenziata mentre non è altro che banale indifferenziato.
Col Porta a Porta si passa in poco tempo ad un 70% reale di raccolta differenziata, ciò significa tanta benzina in meno per l’inceneritore.
Ricordiamoci che lo scopo di un inceneritore è bruciare e se non ha più rifiuti da smaltire esso non ha ragione di esistere.
Hera ha paura proprio di questo.
Da anni associazioni, cittadini (oltre 17.000) e medici hanno presentato piani in cui l’aumento della potenzialità dell’inceneritore era assolutamente inutile.
Qualcuno li ha mai ascoltati?

Un’altra cosa molto importante per il Porta a Porta è la tariffa puntuale, in base alla quale chi differenzia meglio i rifiuti paga meno. Questo è un incentivo non solo a separare bene i rifiuti, ma anche a non acquistare prodotti con troppi imballi inutili.

Dovremo sì vigilare, ma sul fatto che non ci si metta troppo tempo per partire, che si raccolgano le osservazioni dei cittadini per migliorare il servizio e che Hera non metta i bastoni fra le ruote perché, come già spiegato per lei è un danno enorme.

Viene da chiedere all’opposizione se è veramente contraria alla politica di Hera o lo fa solo di facciata per biasimare la maggioranza.
Pensiamo che sia ora, per il bene della collettività, di dimostrarlo.

Raffaella Pirini
Consigliere Comunale
Lista civica DestinAzione Forlì

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1 luglio 2010

comunicato stampa: “l’irrst e i tumori utili”

Pare ovvio che i titolisti calchino la mano, ma forse un fondo di verità ci sarà dietro titoli  e didascalie come “contenti” e “Esultano Pinza e Amadori”, se in tutti e tre i quotidiani di Forlì leggiamo la soddisfazione per l’aumento del giro di affari dell’Irsst che aspira a diventare istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (irccs) per ottenere fondi per la ricerca.

Ambire a fondi per la ricerca non è un demerito, ma come cittadina sono indignata nel vedere i volti sorridenti e la soddisfazione per la chiusura in attivo di quest’istituto che non è altro che un luogo di dolore dove sono costrette ad andare persone dalla vita comunque segnata.
A fronte di qualcuno, non moltissimi per la verità, che può dirsi effettivamente curato e libero dal tumore, ce ne sono moltissimi altri che trovano nelle cure pur eccellenti dell’Irsst solo un temporaneo miglioramento e un prolungarsi della vita, non sempre qualitativamente dignitoso.

Leggere che ci sono stati investimenti pari a complessivi (fra immobili e macchinari) 40 milioni e 700 mila euro (verrebbe da chiedersi se questi soldi hanno qualcosa a che vedere con il buco da 60 milioni dell’ausl di Forlì) e che si è passati da una perdita di circa 600 mila euro del 2007, ad una perdita minore nel 2008, fino ad arrivare ad oggi con un avanzo di circa 190 mila euro nel 2009 lascia un minimo perplessi.
Lo sconvolgente poi è vedere con quale facilità si accostano questi dati in miglioramento con l’aumento del numero dei pazienti.
Ma ci rendiamo conto che equivale a dire che si è contenti perché si fanno utili perché c’è un aumento dei pazienti malati di cancro?

Pinza afferma che non devono esserci campanilismi, forse perché l’importante è che i pazienti vengano all’Irsst, poco importa da dove arrivino, ma soprattutto perché arrivino.

Comprendiamo che per una struttura simile sia auspicabile quantomeno un pareggio, ma mostrare gioia per un utile pare quanto mai inopportuno, un po’ come quel manifesto enorme che tappezzava la città e che faceva pubblicità (e c’è bisogno di fare pubblicità ad una struttura di cura per malati oncologici?) all’Irsst con i volti sorridenti di Amadori e collaboratori.

La domanda è molto esplicita: cosa c’è da ridere? State pubblicizzando una struttura in cui si respira dolore, non un centro benessere, dobbiamo ricordarvelo?

La vera vittoria contro il cancro sarà riuscire ad evitarlo, creare malati cronici non è una vittoria.
I dati riportati poi sulle cause dell’insorgenza dei tumori riportati dal dott. Amadori sono abbastanza fuorvianti sia perché riprendono l’affermazione di due “ricercatori” che indicano essere solo al 2% le cause dei tumori legate all’inquinamento, senza specificare che questi ricercatori erano a libro paga di multinazionali della chimica, e quindi in pieno conflitto di interesse, e sia perché afferma che le cause alimentari rappresentano il 30 % del totale, senza ricordare che  il cibo è una delle principali vie di assunzione degli inquinanti, fra cui le diossine degli inceneritori.

Più inceneritori ci sono, più aumentano le possibilità di ammalarsi di cancro (come già evidenziato nello studio Enhance Health sull’area di Coriano di Forlì per quanto riguarda il sesso e i tumori sentinella, cioè legati agli inquinanti tipici dell’incenerimento) e non è che aumentino i pazienti che hanno bisogno dell’Irsst e che quindi fanno aumentare gli utili?

Ci dispiacerebbe spiegarci così le dichiarazioni del Dott. Amadori a favore degli inceneritori.

Raffaella PIrini
Consigliere Comunale
Lista Civica DestinAzione Forlì

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30 giugno 2010

Forlì, mobile imbottito. Pirini (DestinAzione): “Mafia cinese? Che strano”

30 giugno 2010 – www.romagnaoggi.it

FORLI’ – La GdF di Firenze in un’operazione contro la mafia cinese ha effettuato 24 arresti e sequestrato 73 aziende, beni immobili e di lusso. “La società fiduciaria che serviva per effettuare dei trasferimenti di denaro in Cina e che riciclava fondi neri era una società sammarinese, la Fininternational e aveva filiali a Lugano, Montecarlo, Lussemburgo, Londra, ma anche nelle meno sospettabili Milano, Bologna e Forlì. Non è che ci sia un collegamento con l’affare mobile imbottito?” sostiene Raffaella Pirini.

“Non è che magari – dice infatti l’esponente di DestinAzione Forlì – ci può essere qualche collegamento con la presenza di questa filiale e l’affare mobile imbottito? Sempre guarda caso, poi, la base dell’organizzazione era a Sesto Fiorentino. Tutto torna: gli attori e i luoghi.”

“Chi da tempo denuncia la situazione ormai stagnante del mobile imbottito – continua Pirini – chiedendo verifiche continue, non potrà ora essere tacciato di essere un allarmista visionario. Aspettiamo con ansia di vedere le azioni che si vogliono mettere in atto nel nostro territorio, per dare complementarietà ed efficacia alle azioni come questa di Firenze. La lotta deve essere fatta, come più volte ricordato, su tutto il territorio italiano, partendo ognuno dal proprio distretto”.

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29 giugno 2010

Rassegna: RUSSI – Centrale, 10 domande per Retini

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5 giugno 2010

RASSEGNA STAMPA: Forlì, divani cinesi. Confindustria: “Danno d’immagine”. La replica: “E’ la realtà di Forlì”

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2 giugno 2010

Forlì, lavoro nero ed irregolare: scatta il Numero Verde del Comune

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28 maggio 2010

COMUNICATO STAMPA – “La soluzione a divanopoli? Accusare DestinAzione Forlì di razzismo e opportunismo”

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28 maggio 2010

VIDEO – Conferenza stampa su caso “Mobile imbottito a Forlì” – con Raffaella Pirini, Giovanni Favia e Andrea Defranceschi

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