19 marzo 2010

Interventi e dichiarazione di voto bilancio DestinAzione Forlì

Nel bilancio di previsione 2010 fra le entrate si rilevano utili netti delle aziende speciali e partecipate/dividendi di società pari a 1.977.500,00 euro. Sembrano veramente pochi per l’impegno economico che richiedono le società partecipate. Si dice che siamo legati ad Hera perchè grazie a questa entrano degli utili, che però, a fronte di questa cifra, paiono veramente irrisori, se confrontati con i balzelli che Hera impone alle amministrazioni.

Sarebbe più opportuna una maggiore chiarezza nell’elencazione delle voci perchè ad esempio le spese previste per il ripianamento delle spese per l’aeroporto non si trovavano esplicitate e visto che non si può pensare che nel 2010 l’aeroporto risultasse in attivo, da qualche parte dovevano pur essere previste. La voce si trova in parte 2 di bilancio di previsione sotto servizi relativi all’industria 1.410.000 la voce è in diminuzione, ma non si capisce come si possa essere ottimisti viste le premesse i questi anni.

Nel progr degli investimenti per il 2010 si vede anche una previsione di spesa per il piano di sviluppo aeroportuale (per partecipazione, non per ripianamento perdite. È per aumento di capitale sociale.

Per quanto riguarda la cultura si è visto che la spesa corrente diminuisce a fronte di un aumento di quella in conto capitale. Vuol dire che si investe per il San Domenico, ma non in quello che quotidianamente servirebbe alla cultura per poter fare diventare Forlì un po di attrazione.

Si punta all’aeroporto, ma non all’unica cosa che farebbe essere Forlì degna di essere visitata dai passeggeri, aumentando così la possibilità di prosperare delle imprese e delle attività legate al mondo della cultura . E’ un non senso. Se non ci sono spese correnti non possono esserci i miglioramenti quanto a servizi collaterali ad esempio ai grandi eventi delle mostre tematiche.

Ci sono tre voci riguardanti la pubblica illuminazione, una è la manutenzione su programma pubblica illuminazione (700.000 euro per tre anni) che si danno a Hera per contratto. Poi per interventi straordinari pubblica illuminazione e segnali luminosi sono previsti 30.000 per tre anni, così per il programma di riqualificazione impianti pubblica illuminazione e segnali luminosi del traffico si prevedono 1.500.000 euro sempre per Hera. Se si affidasse con il metodo esco a manutenzione straordinaria questi soldi non andrebbero assolutamente spesi.

Nell’area lavori pubblici, edilizia pubblica, per Hera sono previsti 380.000 euro per tre anni come contratto per le manutenzioni straordinarie della gestione calore (metanizzazione centrali termiche – contributo in conto capitale per hera – contratto). Ha un contratto lunghissimo e capestro, tanto che per fare interventi per ridurre sprechi il Comune deve sborsare cifre rilevanti, mentre dovrebbe semplicemente far ricorso alle ESCO e se per far questo si deve rimettere mano al contratto che ci lega ad Hera penso che non si debba indugiare più a lungo, non è più giustificabile, viste le ristrettezze economiche in cui versa il Comune

Si prevedono incarichi ed interventi per progetti pilota in campo energetico da concessioni edilizie nella misura di 50.000 euro per tre anni. Si rileva che se invece si affidasse il servizio alle ESCO non ci sarebbe bisogno di buttare al vento questi soldi, e ci sarebbe un risparmio elevatissimo per le casse Comunali. Bisognerebbe però riprendere in mano il contratto con Hera e non fidarsi del fatto che che Hera stessa dice che non si può fare.

Fondi incentivi per la progettazione per i lavori di urbanistica (piani urbanistici e paesaggistici) per i lavori pubblici di entità inferiore ai 100.000 euro (per quelli superiori a 100.000 è compreso nel quadro economico). Dare incentivi per la progettazione può facilmente portare a fare progetti tanto per farli, e faraonici, non perchè veramente necessari e commisurati alle necessità per il territorio.

SAPRO: quanto successo, peraltro ricordato nell’intervento iniziale del Sindaco fa riflettere, perchè il tentativo di risolvere la questione senza ricorrere al fallimento può essere considerata di buon senso, anche se mi chiedo come sia possibile fare prestiti a qualcuno che ha un buco di 100 milioni di euro e che quindi non può dare nessuna garanzia di restituirli.

Mi chiedo anche come sia possibile che in tutto questo tempo si sia continuato ad approvare progetti (anche poco tempo fa) in cui SAPRO avrebbe dovuto investire risorse senza avere la garanzia di rientro e come sia stato possibile, come si evince dalla stampa, lasciare che acquistasse terreni per somme molto più elevate del loro valore commerciale in zone anche agricole e a che pro.

Penso sia ora di smetterla con la storia di dover per forza approvare quello che è in progetto. Va rimesso mano a questa consuetudine perchè le valutazioni preliminari all’approvazione dei progetti devono basarsi sul fatto se servono realmente e se c’è la sostenibilità economica e devono poter avere la forza per evitare progetti non solo inutili, ma dannosi.

Per quanto riguarda il welfare c’è da rilevare purtroppo una riduzione delle quote per le strutture residenziali e di ricovero per anziani proprio mentre si tende a rendere pubbliche le strutture in questione.

Si rileva anche una diminuzione enorme per quanto riguarda le spese per il trasporto pubblico e i servizi connessi e questo contrasta con le intenzioni di voler ricercare una mobilità lenta, sostenibile e che quindi si basa per forza di cose sul trasporto pubblico.

L’uso degli oneri di urbanizzazione per la copertura delle spese inoltre, per quanto sia comprensibile la difficoltà che potrebbe esserci nel non usufruire di tali introiti, fa rilevare che non c’è un impegno particolare del Comune a ridurre il consumo del territorio. Inoltre bisogna considerare che spesso gli oneri di urbanizzazione servono per finanziarie delle opere che sono strettamente legate ai progetti approvati e basta, sono praticamente fini a se stessi. Non servono realmente alla collettività. Bisognerebbe risparmiare altrove come già suggerito e poi decidere assieme ai cittadini cosa realmente serve e poi trovare il modo di finanziare queste opere, come già sta succedendo in altre parti d’Italia.

Si accetta di considerare risorsa l’indisciplina dei propri cittadini e non solo, si prevede di aumentare tale introito, con l’indicazione che la polizia municipale dovrà essere più sollecita per rispettare tale mandato. Ma se i cittadini iniziassero a rispettare il codice della strada ci sarebbe un ammanco notevole.

Vengono indicati 50 milioni di ipotetiche entrate che vengono indicati come riscossione crediti, ma dei quali si avrebbe bisogno maggiori chiarimenti vista l’entità della cifra.

INTERVENTO PER DICHIARAZIONE DI VOTO
Chiedo scusa se la mia dichiarazione di voto assomiglia ad un intervento, ma più che a discorsi di massima mi riferisco ai programmi.

Riconosciamo ovviamente la correttezza formale della previsione di bilancio, se si esclude quella che ci sembra essere un’incongruenza e cioè l’aver inserito nella tabella dei servizi a domanda individuale i proventi da parcheggi e parchimetri visto che questi devono essere destinati alla costruzione di parcheggi e a migliorie stradali, come peraltro indicato dai revisori dei conti, e quindi scomputati.

Ci sono però voci che indicano delle scelte non conformi ai nostri programmi.

Si persevera, anche se stamattina ho letto una dichiarazione del Sindaco sulla stampa che afferma il contrario, nel sostenere il passivo dell’aeroporto. Le spese previste per il ripianamento delle perdite per l’aeroporto non si trovavano esplicitate e visto che non si può pensare che nel 2010 l’aeroporto risultasse in attivo, da qualche parte dovevano pur essere previste. La voce si trova in parte 2 del bilancio di previsione sotto servizi relativi all’industria e consta di 1.410.000 euro. La voce è in diminuzione rispetto all’anno precedente, anche se non si capisce come si possa essere ottimisti viste le premesse di questi anni.

Si prevede l’uso degli oneri di urbanizzazione come fonte importante di entrate piuttosto che cercare di risparmiare altrove, non c’è un indirizzo spiccato verso una mobilità con parcheggi a corona veri e con servizi navetta pubblici efficienti visto che si tagliano le spese per il trasporto pubblico,

Si persegue la riduzione delle spese correnti per la cultura svilendo quello che doveva essere uno dei motori della città di Forlì e riducendo le possibilità di sviluppo economico di questo settore,

Si effettuano tagli per alcune voci del sociale importanti come le strutture residenziali per gli anziani.

Ci sono sì alcune indicazioni positive verso tematiche ambientali, ma non ci sembrano verso interventi strutturali, bensì verso iniziative isolate. Attendiamo con ansia notizie sul Porta a Porta per il quale sono previste cifre esigue.

Si rileva la spesa che si sostiene nei confronti di Hera, per avere in cambio servizi scadenti, riguardo al servizio calore e all’illuminazione pubblica, dove ci saranno uscite non indifferenti per la gestione di manutenzioni straordinarie e di migliorie all’efficienza.

Una è la manutenzione su programma pubblica illuminazione (700.000 euro per tre anni) che si danno a Hera per contratto. Poi per interventi straordinari pubblica illuminazione e segnali luminosi sono previsti 30.000 per tre anni, così per il programma di riqualificazione impianti pubblica illuminazione e segnali luminosi del traffico si prevedono 1.500.000 euro sempre per Hera.

Se si sfruttassero le ESCO, invece, ci sarebbero nuove risorse per il Comune date dal fatto che non si devono dare a Hera i milioni di euro di adesso e dal fatto che con l’intervento delle ESCO dopo un certo periodo di tempo le bollette relative alla gestione calore e all’illuminazione pubblica diventeranno molto più basse, senza avere spese per questo servizio.

L’attenzione alla famiglia e alla persona passa attraverso la ricerca del risparmio per avere fondi da investire nel sociale o nella creazione di nuovi posti di lavoro. In tempi di crisi riuscire a risparmiare non è certo facile, ma bisogna cercare di procedere a scelte coraggiose.

Questo è il primo anno, se l’amministrazione avrà modo di darci maggiori garanzie per il raggiungimento degli obiettivi per noi fondamentali avremo modo di ammorbidire le nostre posizioni, ma per ora, per questi motivi, il voto sarà contrario.

Raffaella Pirini

DestinAzione Forlì

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21 marzo 2009

5. Economia

Economia: privilegiare i beni a km 0. Smettiamola di farci vendere rifiuti

Lo spostamento del baricentro dell’economia da una scala globale ad una prevalentemente

regionale o locale è il modo più efficace per avvicinarsi alla soluzione dei problemi che

quotidianamente mettono a repentaglio il nostro ecosistema.

Un’ autentica sostenibilità è infatti pensabile esclusivamente a livello locale, non solo per la

possibilità di ridurre i trasporti di merci, ma anche perché si possono controllare i processi

produttivi, sviluppando così le attività locali e stimolando di conseguenza la crescita della

ricchezza sul territorio ed il mantenimento delle risorse esistenti, ambientali e lavorative.

Il mappaggio delle realtà agro-zootecniche servirà a capire cosa e come vengano prodotti, trasformati e trasportati i prodotti per migliorarne l’efficienza evitando gli sprechi e le contaminazioni.

Agricoltura

Va incoraggiata l’agricoltura ragionata, caratterizzando specifiche colture autoctone, favorendo e sostenendo con iniziative mirate lo sviluppo dei prodotti agricoli a marchi DOP (denominazione di origine protetta), IGP (indicazione geografica protetta), salvaguardando ed incentivando la biodiversità, favorendo contemporaneamente l’apertura di mercati locali e la salvaguardia di quell’ambiente naturale di cui l’imprenditore agricolo può e deve ridiventare il primo custode.

Rimettere finalmente al centro del sistema le persone che producono beni primari irrinunciabili alla vita stessa ( cibo, legna, salvaguardia delle risorse idriche e della qualità dell’aria) permetterà la sostenibilità ed il mantenimento delle risorse anche per le generazioni future.

L’agricoltura biologica e biodinamica permettono di produrre cibo senza potenziali tossici per il consumatore e per l’ambiente circostante.

Verranno strette alleanze con enti di formazione in tema di produzioni sostenibili aperti ad agricoltori, allevatori, tecnici, insegnanti e cittadini.

Scoraggiare le produzione di colture a fini energetici privilegiando la produzione di alimenti. Un’ eccezione potrebbe essere rappresentata dalla canapa dalla quale si ricava fibra ottima per il vestiario e per la coibentazione delle abitazioni.

Si cercherà di favorire sistematicamente la filiera corta, restituendo così dignità e risorse agli agricoltori e facendo risparmiare denaro ai cittadini.

Si incentiverà perciò lo sviluppo dei “Farmer’s Market”, cioè il mercato di produttori locali, (sono mercati riservati all’esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli ai consumatori finali) ed in generale i prodotti di stagione di ottima qualità, freschi, dato che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle tavole, riducendo inoltre l’inquinamento da trasporto, il deterioramento delle vie di comunicazione, la pericolosità sulle strade.

Ci si attiverà per la creazione di “Farmer’s Market” stabili, che offrono, oltre alla vendita diretta anche distributori automatici di latte fresco e fomaggi proveniente direttamente dalle stalle, ed altri prodotti agricoli locali e di stagione (frutta snack nelle scuole).

Un programma stabile di formazione al corpo docente delle scuole (nido, materna, elementari e medie) favorirà una reale conoscenza dei prodotti stagionali ed una riduzione degli sprechi oggi esistenti, radicando le generazioni future al proprio territorio.

Saranno favoriti i centri di trasformazione dei prodotti in esubero o non atti alla grande distribuzione come per esempio la frutta matura.

Si dovrà sostenere ed incentivare l’uso di prodotti locali. I pubblici esercizi (ristoranti, osterie, gelaterie) che utilizzano prodotti del territorio (vino, olio, salumi, formaggi, latte, frutta, verdura e fiori) acquistati direttamente dalle imprese agricole saranno pubblicizzati e valorizzati in modo che i cittadini possano accedervi in maniera consapevole. Tale sistema potrà anche essere esteso alle mense delle scuole e a quelle private.

Per ricorrere sempre meno alla grande distribuzione si cercherà di promuovere e di incentivare i GAS (gruppi di acquisto solidali) e i GAC (gruppi di acquisto comunali), che favoriscono l’istruzione del cittadino,fanno risparmiare soldi, garantiscono una maggiore qualità del prodotto e l’eticità del lavoro legale in agricoltura.

Si cercheranno alleanze con i produttori biologici e biodinamici di alimenti non coltivabili in loco (agrumi, mele, pere, banane, ecc)

Si promuoveranno i mercatini dell’usato comunali e i mercatini privati dell’hobbystica e del riuso e dello scambio, creando spazi comunali periodici in cui con un piccolo contributo si possa affittare una piazzola e rivendere o scambiare quello che non si usa più, ma che può essere utile ad altri.

Non bisogna sprecare nemmeno un prodotto: attraverso il “Last Minute Market” è possibile recuperare merci invendute, senza valore commerciale, ma ancora idonee per essere utilizzate, trasformando in una risorsa quello che sarebbe destinato ad essere un rifiuto.

Le aree di attività del “Last Minute Market” sono:

1) “Food” che permette il recupero dei prodotti alimentari invenduti, ancora idonei per l’alimentazione.

2) “Book” che permette il recupero dei libri, invenduti, che rimangono nei magazzini degli editori e che dopo un certo periodo di tempo sono destinati al macero.

3) “Pharmacy” che permette il recupero dei prodotti farmaceutici (prodotti da banco e prodotti per lattanti), ancora idonei all’uso.

4) “No Food” che permette il recupero dei beni non alimentari invenduti come ad esempio una bottiglia di shampoo con il tappo rotto, la carta igienica dalla confezione danneggiata, i prodotti per la pulizia della casa con difetti di imballaggio.

I fruitori dei beni donati saranno enti ed associazioni che offrono assistenza a persone in condizioni di disagio sociale, Biblioteche Comunali e Provinciali, Scolastiche e delle Associazioni.

Industria e artigianato locale

La crisi economica e la globalizzazione dei mercati stanno mettendo in grossa difficoltà i piccoli e medi imprenditori locali che si trovano a dover fare i conti con una flessione degli ordinativi ed una contrazione degli utili necessari al mantenimento delle loro strutture produttive e al supporto degli investimenti futuri.

Un recente studio del Politecnico di Milano, ha dimostrato come quello del fotovoltaico sia un settore con una crescita a tre cifre, 300 megawatt istallati nel 2008, al 140% in più rispetto all’anno precedente.

Qualche settimana fa, grazie all’intraprendenza di imprenditori e istituzioni locali, lo stabilimento Electrolux di Scandicci (in Toscana) destinato alla chiusura per trasferimento all’estero ha trovato nuova vita grazie al mercato delle rinnovabili. Una vera riconversione industriale che inizierà con una linea di produzione e 60 operai da novembre, poi via a crescere fino a tre linee (due per il fotovoltaico e una per l´eolico) e 370 dipendenti entro il 2009 per 50 milioni di investimento e un fatturato previsto, a regime, di 600 milioni di euro.

Il fotovoltaico, che porta con se un indotto di progettisti, installatori e manutentori artigiani locali, rappresenta solo un esempio di quelle che sono le nostre idee per incentivare la conversione e la ripresa economica delle nostre aree industriali in sofferenza.

Eolico, riciclo dei rifiuti, ricerca e sviluppo, cogenerazione, risparmio energetico (sul modello ESCO) sono altri mercati sui quali puntare per ridare linfa vitale ad imprese che non trovano più sbocchi all’interno dei mercati “tradizionali” e a bassa specializzazione.

In questo senso il polo aeronautico forlivese, può rappresentare un’eccellenza a livello nazionale per attrarre imprese e capitali nel settore areonautico, sia esso produttivo e sia esso legato alla ricerca e sviluppo.

Lavoreremo con le banche per favorire il credito agli imprenditori che decideranno di investire in questi mercati mantenendo la produzione all’interno del territorio comunale.

Lavoreremo per potenziare la multimodalità dei trasporti anche in ambito industriale.

Iper

La grande distribuzione raccoglie capitali locali e li sposta nelle tasche di gruppi nazionali o, molto spesso, internazionali.

Crediamo che la nostra città debba avere il coraggio di differenziarsi proponendo un modello commerciale diverso in grado di far rivivere un’economia locale ormai vittima delle dinamiche imposte dalla grande distribuzione.

Pertanto non investiremo altri soldi pubblici in attività di espansione e promozione di questo complesso. Incentiveremo invece i piccoli commercianti locali e favoriremo la rinascita commerciale del nostro bellissimo centro storico; vogliamo riportare i forlivesi a passeggio per le vie della nostra città.

Riqualificazione e sviluppo area ex Eridania

Bisogna “rigenerare” questo spazio.

Una volta ripristinato il contesto urbano, si indiranno bandi per accogliere le proposte dei cittadini e cercare una collaborazione con i privati per la realizzazione delle stesse.

Alcune idee:

- riportare a Forlì il Museo di Storia Naturale della Romagna di Pietro Zangheri che attualmente si trova a Verona. Il Museo rappresentare il nucleo storico, e il valore aggiunto, di un più ampio Museo Moderno delle Scienze Naturali, interattivo, in grado di offrire mostre temporanee tematiche che portino alla scoperta sia delle tipicità della Romagna di argomenti di interesse diffuso

- realizzare spazi per progetti di economia alternativa ed etica, del commercio equo e solidale, della finanza e dell’assicurazione etica,

- dare una sede a gruppi di collaborazione in base a principi di cooperazione e di solidarietà

- dare spazio ad attività di turismo responsabile, di riuso e di riciclo di materiali, ad attività di ricerca e di applicazione delle energie rinnovabili.

- creare spazi di incontro per i giovani che vogliono fare musica, teatro e altre forme di arte.

Strumenti finanziari e indebitamento del Comune con le banche

A fine 2008 il Comune di Forlì aveva un indebitamento, fra mutui ed obbligazioni, di circa 137 milioni di € (infatti oggi è in difficoltà nella chiusura del bilancio) a fronte dei quali ha contratto degli interest rates swap (strumenti finanziari derivati) per 27 milioni di € con Unicredit Banca e per 44,5 milioni di € con Dexia Crediop. Sono tutti debiti che andranno in scadenza nei prossimi decenni e si tratta di operazioni a forte rischio che suscitano profonda preoccupazione.

Chiediamo che non vengano più utilizzati strumenti finanziari di questo tipo con cittadini inconsapevoli di queste operazioni portate avanti con soldi pubblici.

Lavoreremo per fare in modo che il rientro di questi crediti sia il più veloce e indolore possibile e ci impegniamo a non fare più ricorso a strumenti finanziari ad alto rischio in futuro.

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